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Il minimo sforzo per l' anarchia...

Lettera ai lavoratori dell’ Occidente

Mi hanno chiesto se ho un messaggio da indirizzare ai lavoratori del mondo occidentale.  C’ è sicuramente molto da dire su ciò che attualmente accade in Russia, e c’ è molto da imparare. Il messaggio potrebbe essere lungo. Ma mi limiterò ad alcuni punti principali.

Prima di tutto, i lavoratori del mondo civile e i loro amici appartenenti ad altre classi dovrebbero indurre il governo ad abbandonare del tutto l’ idea di un intervento armato negli affari della Russia – aperto od occulto, militare o in forma di sovvenzioni ad altre nazioni.

La Russia sta vivendo ora una rivoluzione della stessa valenza ed importanza di quella sperimentata nel 1639-48 dalla nazione inglese e nel 1789-94 dalla Francia; e ogni nazione dovrebbe rifiutarsi di giocare il ruolo vergognoso che la Gran Bretagna, la Prussia, l’ Austria e la Russia vi giocarono nella Rivoluzione francese.

Inoltre, bisogna tener presente che la Rivoluzione russa – che tenta di costruire una società in cui il prodotto degli sforzi congiunti dei lavoratori, delle capacità tecniche e delle conoscenze scientifiche vada interamente a beneficio della comunità – non è un mero incidente nella lotta tra i partiti. E’ qualcosa che la propaganda comunista e socialista stavano preparando da quasi un secolo, fin dai tempi di Robert Owen, di Saint-Simon, e di Fourier; e, benché il tentativo di instaurare la nuova società attraverso la dittatura di un unico partito sia apparentemente destinato al fallimento, bisogna tuttavia riconoscere che la rivoluzione ha già introdotto nella nostra vita quotidiana idee nuove riguardo ai diritti dei lavoratori; alla loro vera posizione nella società, ai doveri di ogni cittadino; idee ormai incancellabili.

Tutto considerato, non solo i lavoratori, ma tutti gli elementi progressisti delle nazioni civili dovrebbero far cessare immediatamente l’ appoggio dato finora agli avversari della rivoluzione. Non perché vi sia nulla da obiettare circa i metodi usati dal governo  bolscevico! Tutt’altro. ma perché ogni intervento armato da parte di una potenza straniera rafforza inevitabilmente le tendenze dittatoriali dei governanti e paralizza gli sforzi di quei russi che sono pronti ad aiutare la Russia, indipendentemente dal governo, nella  ricostruzione del suo sistema di vita su basi completamente nuove. 

Gli aspetti negativi naturalmente insiti nella dittatura di partito sono stati così accentuati dallo stato di guerra in cui il partito si manteneva. Questo ha rappresentato un pretesto per rafforzare i suoi metodi dittatoriali, oltreché la tendenza a riunire nelle mani dell’ autorità centralizzata del governo di tutti i problemi della vita della nazione; con il risultato di portare a un punto morto immensi settori dell’ attività del paese. Gli aspetti negativi del comunismo di Stato sono dunque decuplicati con la scusa che tutti i nostri guai sono causati dall’ intervento degli stranieri.

Inoltre, devo ricordare che se l’ intervento militare da parte degli alleati continuerà, farà insorgere in Russia il malanimo nei confronti delle nazioni occidentali, che un giorno verrà usato dai loro nemici in possibili guerre future. E il malanimo si sta già sviluppando.

In breve, è tempo che le nazioni dell’ Europa occidentale entrino in rapporti diretti con la Russia. E a questo riguardo voi – le classi lavoratrici e l’ avanguardia di ogni nazione – dovreste aver voce in capitolo.

Ancora una parola sulla questione generale. L’ instaurazione di nuovi rapporti tra le nazioni europee e americane e la Russia non deve certamente significare l’ ammissione di una supremazia della Russia nei confronti di quelle popolazioni che facevano parte dell’ impero della Russia zarista. La Russia imperiale è morta e non resusciterà. Il futuro delle varie province dalle quali questa era formata si muove verso una grande federazione. I territori naturali delle diverse parti di questa federazione hanno, agli occhi di chi conosce la storia, l’ etnografia e l’ economia della Russia, un carattere sufficientemente distinto; e qualsiasi tentativo di riunire sotto un unico potere centrale tutte le parti che costituivano l’ impero russo – la Finlandia, la Georgia, l’ Armenia, la Siberia e così via – è sicuramente destinato al fallimento. Il futuro di quello che era l’ impero russo si muove verso una federazione di unità indipendenti.

Sarebbe perciò interesse di tutte le nazioni occidentali riconoscere fin d’ ora il diritto di autogovernarsi a tutte le regioni che facevano parte dell’ impero russo.

Quanto alle mie idee riguardo a questo problema, esse vanno ancora più in là. Vedo l’ avvento, in un prossimo futuro, di un tempo in cui ogni parte di questa federazione consisterà essa stessa di una federazione di libere comuni rurali e libere città; e sono ancora convinto che alcuni paesi dell’ Europa occidentale si porranno all’ avanguardia in questo senso.

Ora, per ciò che riguarda la nostra situazione politica ed economica attuale, poiché la rivoluzione russa è la continuazione di due grandi rivoluzioni, in Inghilterra e in Francia, la Russia sta ora cercando di fare un passo avanti da dove la Francia si era fermata, quando si trattò di realizzare nella realtà ciò che allora veniva definita la vera uguaglianza (égalité de fait), ovvero l’ uguaglianza economica.

Sfortunatamente, questo passo è stato tentato in Russia sotto la dittatura fortemente centralizzata di un partito – i massimalisti socialdemocratici {ovvero i bolscevichi} e secondo le direttive stabilite dalla cospirazione centralista e giacobina di Babeuf. A questo riguardo posso dirvi francamente che, a mio parere, il tentativo di edificare una repubblica comunista sulle basi di un comunismo fortemente centralizzato, sotto il ferreo dominio della dittatura di un unico partito, si sta risolvendo in un fallimento. In Russia stiamo imparando come non si può instaurare il comunismo, anche se la popolazione, disgustata dal vecchio regime, non ha opposto resistenza attiva all’ esperimento compiuto dai nuovi governanti.

L’ idea dei soviet, ovvero dei consigli operai e contadini – proposta per la prima volta durante il tentativo di rivoluzione del 1905 e immediatamente realizzata dalla rivoluzione di febbraio del 1917, subito dopo il crollo del regime zarista – l’ idea di questi consigli per il controllo della vita politica ed economica del paese è un’ idea grandiosa. Soprattutto se ne deriva necessariamente l’ idea che a farne parte siano tutti coloro che prendono realmente parte, con i loro sforzi, alla produzione della ricchezza nazionale.

Ma finché un paese è governato dalla dittatura di un unico partito, i consigli operai e contadini perdono evidentemente qualsiasi significato. Vengono ridotti a quel ruolo passivo svolto nel passato dagli stati generali e dai parlamenti, quando venivano convocati dal re e dovevano scontrarsi con l’ onnipotente consiglio del re.

Un consiglio operaio cessa di essere un guida libera e valida se nel paese manca la libertà di stampa; e noi siamo rimasti in questa condizione per quasi due anni – con la scusa che eravamo in stato di guerra. Di più, i consigli operai e contadini operai e contadini perdono ogni significato quando le elezioni non sono precedute da una campagna elettorale libera e quando le stesse vengono svolte sotto le pressioni della dittatura di partito. Naturalmente, la scusa solitamente è che un governo dittatoriale era indispensabile per combattere il vecchio regime. Ma questo governo si trasforma in un formidabile ostacolo non appena la rivoluzione procede verso la costruzione di una nuova società su basi economiche nuove; costituisce la sentenza di morte per la suddetta costruzione.

La via da seguire per rovesciare un governo già indebolito e prenderne il posto è ben nota, ce la insegnano la storia antica e moderna. Ma quando si tratta di costruire forma di vita nuove – soprattutto, nuove forme di produzione e di scambio senza avere esempi da imitare; quando gli uomini devono creare tutto di bel nuovo; allora il governo centrale onnipotente che si prefigge di rifornire ogni abitante di una lampada e di un fiammifero per accenderlo si rivela assolutamente incapace di farlo tramite i suoi funzionari, per quanto questi siano numerosi: diventa d’ impaccio. Sviluppa una burocrazia talmente formidabile che il sistema burocratico francese, che richiede l’ intervento i quaranta funzionari per vendere un albero caduto in seguito a un temporale su una route nationale, diventa al confronto una bazzecola. Questo è quello che impariamo oggi in Russia. E questo è quello che voi, lavoratori dell’ occidente, potete e dovete evitare a tutti i costi, visto che vi sta a cuore il successo di una ricostruzione sociale e avete inviato i vostri delegati a vedere come funziona nella realtà una rivoluzione sociale.

L’ immensa opera costruttiva che una rivoluzione richiede non può essere portata a termine da un governo centrale; neppure se avesse, a guidarlo nel suo lavoro, qualcosa di più sostanzioso di qualche opuscolo socialista o anarchico. Essa richiede le conoscenze, l’ intelligenza e l’ attiva collaborazione di una massa di forze locali specializzate, le sole che possano affrontare tutta la varietà dei problemi economici nei loro aspetti specificamente locali. Eliminare questa forma di collaborazione e affidarsi solo al genio dei dittatori di partito significa distruggere tutti i nuclei indipendenti, quali i sindacati industriali ( che in Russia si chiamano <<sindacati professionali>> ) e le organizzazioni cooperative locali di distribuzione – trasformandole in organi burocratici di partito – come si sta facendo ora. Ma questo è il modo per non portare a termine la rivoluzione; per renderne impossibile la realizzazione. Ed è perciò che ritengo mio dovere avvertirvi di non intraprendere una simile linea d’ azione.

I conquistatori imperialisti di ogni nazionalità possono desiderare che le popolazioni dell’ ex impero russo rimangano in condizioni economiche miserabili il più a lungo possibile e siano quindi costrette a rifornire l’ Europa occidentale e centrale di materie prime; in questo modo gli industriali occidentali, produttori di beni manufatti, sottrarrebbero alla popolazione russa tutti i benefici che questa viceversa otterrebbe dal suo lavoro. Ma le classi lavoratrici d’ Europa e d’ America, e i nuclei di intellettuali di questi paesi, si rendono certamente conto che potrebbero tenere la Russia in una simile posizione subordinata solo con la forza della conquista. Inoltre, la simpatia con cui la nostra rivoluzione è stata accolta ovunque in America e in Europa dimostra che siete stati lieti di salutare nella Russia un nuovo membro della confraternita internazionale delle nazioni. E sicuramente vi renderete conto ben presto che è nell’ interesse dei lavoratori di tutto il mondo che la Russia esca al più presto dalla condizione che ora ne paralizza lo sviluppo.

Qualche parola ancora. L’ ultima guerra ha instaurato nuove condizioni di vita nel mondo occidentale. Il socialismo apporterà sicuramente nuovi progressi e presto si realizzeranno nuove forme di vita indipendente sulla base dell’ indipendenza politica locale e della libertà d’ azione nella ricostruzione sociale, con metodi pacifici oppure rivoluzionari, se i più intelligenti rappresentanti delle nazioni civili non si uniranno per assolvere il compito di una inevitabile ricostruzione.

Ma il successo di quest’ ultima dipenderà in gran parte dalla possibilità di cooperazione tra le varie nazioni. Per realizzare questa cooperazione, le classi lavoratrici di tutti i paese devono essere saldamente unite; e a questo scopo dev’ essere resuscitata l’ idea di una grande Internazionale dei lavoratori di tutto il mondo: non in forma di un’ unica unione sotto la direzione di un solo partito – come avvenne per la Seconda Internazionale e, di nuovo, per la Terza. Unioni di questo tipo hanno, naturalmente, pieno motivo di esistere; ma a collegarle tra loro dev’ essere una unione di tutti i sindacati industriali del mondo – di tutti coloro che producono la ricchezza, uniti al fine di liberare la produzione mondiale dell’ attuale schiavitù capitalista >>.      

           

P. Kropotkin

Dmitrov, 10 giugno 1920

 

              IMGP8651 

    

     

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